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GO HOME – A CASA LORO, Luna Gualano ci racconta il suo film

Una pellicola horror, con gli zombie metafora della società: ne abbiamo parlato con la regista

GO HOME

Il conto alla rovescia è agli sgoccioli: la regista Luna Gualano è pronta più che mai per presentare al pubblico della Festa del Cinema di Roma 2018 (che si terrà nella Capitale dal 18 al 28 ottobre) il suo nuovo film – scritto da Emiliano Rubbi -, ovvero Go Home – A Casa Loro, un horror politico che vede protagonista un ragazzo di estrema destra che si rifugia in un centro di accoglienza per migranti durante un’apocalisse zombie.

In attesa della proiezione della pellicola che si terrà nell’ambito di Alice in Città venerdì 19 ottobre alle 22.30 presso la Sala Tim Vision all’Auditorium Parco della Musica (e in replica domenica 21 ottobre alle 14 al Cinema Admiral di Piazza Verbano) abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei.

Ci è voluto molto tempo per realizzare questo film, è stato fatto anche un crowdfunding…ce ne vuoi parlare?

Il crowdfunding è stato una parte anche piccola di tutto quello è stato il film. Ha avuto una lunghissima gestazione proprio per questo, perché sono coinvolte più di un centinaio di persone e ovviamente per mettere assieme il tutto c’è voluto tanto tempo. Dall’artwork di Zerocalcare ai brani di Piotta e Il Muro del Canto, dagli operatori a chi ha messo a disposizione i macchinari, fino ai due centri sociali che hanno messo le location. E’ davvero un kolossal da questo punto di vista.

Parlando degli artisti che hai coinvolto, avevi in mente proprio loro da coinvolgere?

Sì, fondamentalmente Zerocalcare è stato il primo che ho coinvolto, con Piotta ho una lunga amicizia così come con Daniele Coccia del Muro del Canto (nascendo come regista di videoclip musicali li conoscevo già da prima). Il progetto è stato accolto da tutti benissimo.

Quando è partito tutto il progetto?

Nell’estate del 2016 è venuta l’idea a me e allo sceneggiatore, Emiliano Rubbi. Lo abbiamo scritto, sono stati messi insieme tutti i pezzi del puzzle, nell’estate del 2017 è stato girato e nell’estate del 2018 è stato completato. Dalla nascita dell’idea alla postproduzione sono passati due anni. Quando l’abbiamo pensato ci siamo detti che era una metafora, un’estremizzazione, ma poi man mano che è passato il tempo – sembra assurdo – speravamo di risultare obsoleti. C’è stata un’escalation, sono successe cose che sinceramente due anni fa non avrei immaginato (come il caso della Diciotti, non ci potevo credere).

Al film hanno partecipato dei richiedenti asilo, com’è nata questa collaborazione?

Quando è nata l’idea del film a me è venuto spontaneo dare qualcosa: ho fondato questa associazione di volontariato (Il ponte sullo schermo) in cui io insegno videomaking e recitazione ai richiedenti asilo. E’ nato come progetto collaterale del film ma ha anche vita propria, perché tuttora faccio lezione. Il laboratorio è stato fondato nella primavera del 2017, il lavoro è stato incentrato sulla preparazione del film. Sono arrivati sul set estremamente preparati, perché avevano provato a dirigere loro molte scene.

Domanda a bruciapelo: chi sono gli zombie?

Mi verrebbe da dire che gli zombie siamo noi. C’è molta passività contro questa deriva, contro tutto questo odio. Potrei dirti che la zombiezzazione è l’odio irrazionale che ti porta a divorare l’altro senza che ci sia un motivo. Perché poi alla fine se ti vai a guardare i dati relativi alla realtà non è proprio giustificato questo odio, ormai è diventato qualcosa di endemico all’interno della società.

Cosa ti aspetti dalla presentazione del film alla Festa del Cinema di Roma?

Io caratterialmente tendo a non aspettarmi nulla ma a prendere ciò che arriva, sono molto fatalista. Mi preme molto il messaggio sociale che manderemo. Anche solo un ragazzino che si avvicina al film, attratto dall’horror e dagli zombie, è una grande vittoria, al di là del successo al botteghino.

In passato sei stata anche YouTuber: cosa ti ha dato questa esperienza?

E’ un po’ particolare il mio rapporto con YouTube perché ho sempre avuto a che fare specialmente per quanto riguarda i videoclip degli artisti che ho fatto, avevo iniziato una webserie che però si è fermata alla puntata pilota. Mi sono avvicinata a YouTube quando già ero grandicella, gestire e lanciare un canale mi ha richiesto parecchio impegno. Tuttora metto a disposizione effettistica digitale gratuitamente, perché ai miei tempi, quanto ho imparato a fare i video, ho preso da YouTube. Quindi quando sono stata in grado di ridare alla comunità ho pensato che fosse giusto farlo.

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